The Norwegian Runic Poem














Fé vældr frænda róge;

føðesk ulfr í skóge.

Úr er af illu jarne;

opt løypr ræinn á hjarne.

Þurs vældr kvinna kvillu;

kátr værðr fár af illu.

Óss er flæstra færða

for en skalpr er sværða.

Ræið kveða rossom væsta;

Reginn sló sværðet bæzta.

Kaun er barna bo,lvan;

bo,l gørver nán fo,lvan.

Hagall er kaldastr korna;

Kristr skóp hæimenn forna.

Nauðr gerer næppa koste;

nøktan kælr í froste.

Ís ko,llum brú bræiða;

blindan þarf at læiða.

Ár er gumna góðe;

get ek at o,rr var Fróðe.

Sól er landa ljóme;

lúti ek helgum dóme.

Týr er æinendr ása;

opt værðr smiðr blása.

Bjarkan er laufgrønstr líma;

Loki bar flærða tíma.

Maðr er moldar auki;

mikil er græip á hauki.

Lo,gr er, fællr ór fjalle
foss;

en gull ero nosser.

Ýr er vetrgrønstr viða;

vænt er, er brennr, at sviða.







La ricchezza è una fonte di disaccordo fra i guerrieri;

il lupo vive nella foresta.

La scoria viene da ferro difettoso;

la renna corre spesso sopra la neve gelata.

Il gigante causa dolore alle donne;
la sfortuna rende pochi uomini lieti.

L’estuario è la via della maggior parte dei viaggi;

C’è un fodero per ogni spada.

Esser cavalcati è la cosa peggiore per i cavalli;

Reginn ha forgiato la spada più fine.

L’ulcera è mortale per i bambini;

la morte rende un corpo pallido.

La grandine congela il grano;

Dio ha generato il vecchio mondo.

Il vincolo dà la scelta limitata;

un uomo nudo è raffreddato dal gelo.

Ghiaccio noi chiamiamo il vasto ponte;

l’uomo cieco deve essere condotto.

L’abbondanza è un vantaggio per gli uomini;

Dicono che Frothi era generoso.

Il sole è la luce del mondo;

Mi inchino al decreto divino.

Tyr è un dio con una mano sola;

Spesso il fabbro deve soffiare.

La betulla ha le foglie più verdi tra tutti gli alberi;

Loki era fortunato nelle sue frodi.

L’uomo è nato dalla polvere;

grande è l’artiglio del falco.

Una cascata è un fiume che cade dal fianco di una montagna;

ma gli ornamenti sono d’oro.

L’abete è il più verde degli alberi d’inverno;

e non crepita quando si brucia.






Anche qui ho effettuato la traduzione dall’inglese moderno (trovate qua la versione inglese).

Alcune delle sentenze meriterebbero di comparire su I Lapalissiani, vista la tautologia ferrea di enunciati come "la morte rende un corpo pallido" o "una cascata è un fiume che cade da una montagna", se notate però il testo norvegese antico ha tutti i versi in rima baciata, e molti versi sono stati inseriti solo per metrica. Ad ogni doppio verso corrisponde una runa del Tifwahz, dal significato magico, e dietro molti dei versi si nasconde una formula, di scongiuro o d’augurio.



Gilgamesh

12 thoughts on “The Norwegian Runic Poem

  1. O, per l’Alto Elfico non ci sono problemi, a dire il vero. Avrei giusto una poesiola tolkeniana da proporre. Ma prima, il cuneiforme.

  2. Sa che domenica, andando a votare, ho visto sulle pareti del corridoio (era una scuola elementare) delle tavolette di similcreta (das colorato) con messaggi in stile babilonese? Alcuni parlavano di Sargon di Akkad (non esattamente un amico, se non sbaglio) ;)

  3. Riccio, trova il Quenya nei commenti di Herzog, per dire :o)

    Circa Sargon, la sua epoca è parecchio posteriore, cronologicamente circa la stessa distanza che intercorre tra Alessandro il Macedone e Ottaviano Augusto, decennio più, decennio meno.
    Era comunque un fine stratega.

  4. Non mi dirà che non l’ha mai incontrato, in qualche incarnazione ;)

    Quanto al Quenya, mi sembra di ricordare che in qualche modo eravamo anche parenti…

  5. “Oh! L’Uomo ha risollevato la sua testa libera e fiera!

    E l’improvviso raggio della primitiva bellezza

    fa palpitare il dio nell’altare della carne!

    Felice per il bene presente, pallido per il male sofferto,

    L’Uomo vuole sondare tutto, – e sapere! Il Pensiero,

    così a lungo puledro, così a lungo oppresso,

    si slancia dalla sua mente! Saprà il Perché!…

    Che libero si libri, e l’Uomo avrà la Fede!

    - Perché il muto azzurro e lo spazio insondabile?

    Perché gli astri d’oro formicolanti come sabbia?

    Se si salisse più in alto sempre di più, cosa vedremmo lassù?

    Forse un Pastore guida quest’immenso gregge

    di mondi in cammino nell’orrore dello spazio?

    E tutti quei mondi là, che il vasto etere abbraccia,

    vibrano agli accenti d’una voce eterna?

    - E l’Uomo, può vedere? Può dire: Io credo?

    La voce del pensiero è forse più di un sogno?

    Se l’uomo nasce così presto, se la vita è così breve,

    da dove viene? Affonda nell’Oceano profondo

    dei Germi, dei Feti, degli Embrioni, in fondo

    all’immenso Crogiuolo da cui Madre Natura

    lo resusciterà, vivente creatura,

    per amare nella rosa, e crescere nel grano?…

    Noi non possiamo saperlo! – Noi siamo oppressi

    da un manto d’ignoranza e di anguste chimere!

    Scimmie d’uomini caduti dalla vulva delle madri,

    la nostra pallida ragione ci nasconde l’infinito!

    noi vogliamo guardare: il Dubbio ci punisce!

    Il dubbio, uccello lugubre, ci colpisce con la sua ala…

    - E l’orizzonte si dilegua in un’eterna fuga!”

    RIMBAUD (Sole e Carne)

  6. Un saluto Gilga, preziosità che grazie a te colmano le mie lacune. Grazie per il tuo modo di proporti, piace la tua traccia divulgativa. Buona estate, ciao*

  7. ohhhh era la prima parola della quinta riga che non riuscivo mai a tradurre, ciao Gil, scherzo un po’…:)

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